Da un po' di tempo a questa parte mi sto interrogando sull'essere e/o considerarsi un "artista", visto i lavori che faccio. Alla fine, bighellonando tra degli stand durante le fiere, sono arrivata a una serie di assurdità assortite che partono da una sequela di domande fondamentali che si è concluso dopo che un mio idolo mi ha fatto un autografo {E credendo molto nel modo delle reliquie per contatto, magari un po' della sua Sapienza attraverso il disegnino che considero reliquia passa a me}.
Quando si diventa "artisti"? Lo si è da sempre? Lo si diventa dopo gli studi? Devi per forza essere un 'apprendista'? Lo sei a prescindere dalle vendite? Lo sei dopo che muori?
Ho un sacco di esempi che mi vengono in mente. Il primo di tutti è il buon Michelangelo Merisi. Lui ha iniziato tardissimo l'apprendistato, ma lo riconosci a distanza di cento metri un quadro suo tra mille copie. C'è anche Van Gogh, che prima era un uomo di chiesa. E questi solo per citare l'arte nel senso materiale. Michelangelo veniva pagato, Vincent no, doveva lanciare le tele alla gente e nemmeno così le piazzava. E poi ci sono anche scultori, scrittori, marmisti, poeti, musicisti, cuochi... professione, lavoro, hobby, vocazione, talento, quel che l'è.
Alla fine il cerchio si è chiuso e sono arrivata alla conclusione che uno è artista quando vive di arte.
Non quando l'arte ti mette gli zeri sul conto. Quello è un'altra cosa. E' roba forte, realizzazione, cosa da "Si. Può. Fare!", ma è diverso.
Arte è quando hai proprio un bisogno psicofisico di agguantare un foglio e creare, altrimenti esplodi.
Non serve il rendiconto per essere artisti; non serve il diploma e il dottorato per essere insegnanti. Bisogna solo avere qualcosa da dare e se le occasioni maturano, coglierle. Non serve qualcuno che ti giudica e ti applaude. Se si vive di aria, pane, acqua e arte, la tua, allora si è artisti.
Nessun commento:
Posta un commento